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Stefania
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PostSubject: Biografia_   Mon Apr 28, 2008 7:45 pm

Pablo Neruda è lo pseudonimo che Ricardo Eliecer Neftalí Reyes Basoalto scelse in onore del poeta cecoslovacco Jan Neruda (1834-1891), cantore della povera gente. Nacque a Parral nel 1904, da famiglia modesta e trascorse l'infanzia scontrosa nel piovoso, malinconico e selvaggio sud del Cile; frequentò le scuole fino al liceo nella cittadina di Temuco e poi l'università a Santiago.
Dal 1926 al 43 girò il mondo come rappresentante diplomatico del suo paese, nel '36-37 visse l'esperienza della guerra civile spagnola non soltanto da spettatore interessato. L'incontro o meglio la scoperta della Spagna fu per Pablo Neruda un fatto di estrema importanza.
Come scrisse su di lui Dario Puccini: «Uno di quei salti dialettici grazie ai quali la storia esterna diviene storia personale, la vita degli altri vita propria, il dolore del mondo sentimento radicato». Neruda, favorito dalle circostanze, mise un pur lieve scompiglio nella letteratura spagnola facendosi paladino della «poesia impura» opponendosi alla linea purista di Juan Ramon Ramirez. Allora la sua influenza non fu preponderante, ma si fece sentire più tardi e ancora perdura in qualche modo presso le generazioni intermedie e recenti.
Dopo aver subito il fascino dell'incontro con la poesia spagnola, il poeta cileno fu travolto nell'appassionata vicenda della guerra civile: prese subito posizione a favore della Repubblica aggredita; fu scosso dalla tremenda fucilazione di Lorca e con Cesar Vallejo, un poeta peruviano, fondò il Gruppo ispano-americano d'aiuto alla Spagna. La guerra civile determinò un mutamento profondo nell'animo, nelle convinzioni, nella cultura, nella poesia del poeta. La sua fu una vera e propria conversione al prossimo e la sua poesia diventò quella dell'uomo con gli uomini, cioè una poesia sociale e di lotta politica, di adesione e di repulsione rispetto al prossimo, di sostegno e di esacrazione, di speranza e di rabbia: d'azione.
Quando, cessata la guerra civile e sconfitte le armi repubblicane, tanti spagnoli furono costretti all'esilio o morirono fucilati o in carcere quel "legame materno" con la Spagna si fece per Pablo Neruda drammatico e fu come una goccia di sangue che rimase indelebile. Se uno dei sentimenti più forti dell'anima moderna è quello di un continuo e cocente esilio di un'imprecisata perdita esistenziale, la Spagna è stata per Neruda quella perdita, quell'esilio. Un vuoto angoscioso e accorato che si ripercuote nel suo virile grido di poeta dal lontano 1939 a oggi.
Nel 1944, tornato in Cile, s'iscrisse al partito comunista cileno e fu eletto senatore. Dal 1948 al 1952 fu perseguitato e costretto all'esilio per la sua presa di posizione contro il neodittatore Gonzalez Videla; così tornò a viaggiare per il mondo. Nel 1971 guadagna il premio nobel per la letteratura, nel 1973 torna in Cile e in quello stesso anno muore a Santiago subito dopo il colpo di Stato del generale Pinochet.


Il 4 marzo 1945 ottenne la sua nomina ufficiale come senatore nel partito comunista di Antofagasta e Tarapacá, situate nel deserto di Atacama; pochi mesi dopo prese la tessera del Partito Comunista cileno.
L'anno seguente, il candidato ufficiale del Partito Radicale cileno per le elezioni presidenziali, Gabriel González Videla, gli chiese di assumere la direzione della sua campagna elettorale. A questo incarico il poeta si dedicò con fervore, contribuendo alla sua nomina a presidente, ma rimanendone deluso per il ripudio che Videla, con inaspettato voltafaccia, a elezione avvenuta, compì nei confronti proprio del Partito comunista.
Il punto di non ritorno nel rapporto tra Neruda e Videla fu la violenta repressione con cui quest'ultimo colpì i minatori in sciopero nella regione di Bío-Bío, a Lota, dell'ottobre 1947 (i manifestanti furono imprigionati in carceri militari e in campi di concentramento).
Il 6 gennaio 1948 Neruda pronunciò un drammatico discorso davanti al senato cileno, chiamato in seguito «Yo acuso», in cui lesse all'assemblea l'elenco dei minatori tenuti prigionieri. La reazione da parte di Videla fu l'emanazione di un ordine d'arresto contro Neruda, che fu costretto a intraprendere un dura fuga di 13 mesi, nascosto da amici e compagni. Inoltre, Videla promulgò anche la così detta «Ley de Defensa Permenente de la Democracia» (dai detrattori soprannominata invece «Ley maldida»), in base alla quale il Partito Comunista cileno fu dichiarato fuorilegge e oltre 26.000 persone iscritte furono cancellate dalle liste elettorali; i rappresentanti eletti furono privati delle cariche: pertanto, anche Neruda si trovò a non essere più membro del Parlamento.
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