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 Ludwig van Beethoven

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Stefania
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PostSubject: Ludwig van Beethoven   Mon Jun 09, 2008 5:23 pm


Si tratta probabilmente del più grande compositore di ogni tempo e luogo, un titano del pensiero musicale, i cui traguardi artistici si sono rivelati di portata incalcolabile. E forse, in alcuni momenti della sua opera, anche il termine "musica" appare riduttivo, là dove lo sforzo di trasfigurazione compiuto dal genio appare trascendere l'umano sentire.

Nato a Bonn il 16 dicembre 1770 Beethoven crebbe in un ambiente culturale e familiare tutt'altro che propizio. Il padre è tacciato dagli storici di esser stato un maldestro cantante ubriacone, capace solo di sperperare i pochi guadagni in grado di racimolare, e di spremere fino all'ossessione le capacità musicali di Ludwig, nella speranza di ricavarne un altro Mozart: espedienti di basso sfruttamento commerciale fortunatamente poco riusciti.
La madre, donna umile ma giudiziosa e onesta, appare segnata da una salute men che cagionevole. Ebbe sette figli, quattro dei quali morti prematuramente.

Il temperamentoso Ludwig si trova dunque ben presto gettato nell'arena della sopravvivenza, forte solo del suo precoce talento.
A nove anni inizia studi più regolari con Christian Neefe, organista di Corte, a quattordici è già organista della Cappella del principe elettore (l'anno prima perde la madre, evento che lo traumatizza) e poco dopo, polistrumentista come il fratello in musica Amadeus, suona nell'orchestra del teatro.

Nel 1792 lascia Bonn per recarsi nella più vivace Vienna, la città che più lo avrebbe apprezzato e in cui poi si sarebbe fermato per il resto della vita. Le sue capacità improvvisative, basate su aggressioni premeditate al finora esile pianoforte alternate a inaudite dolcezze, scioccano l'uditorio.
Le sue opere, dapprima influenzate dai classici di sempre (Haydn, Mozart) ma già marchiate da soverchia personalità, poi sempre più audaci e innovative, scuotono il pigro andazzo della vita artistica, seminano il panico estetico, gettano chi ha orecchie e cuore per intendere, nei terribili abissi della coscienza.

Mentre viene idolatrato, in primis dai nobili del tempo che fanno a gara per assicurargli vitalizi e vedersi omaggiati nei frontespizi delle opere, anche se scrive musica secondo le sue esigenze espressive e non secondo commissioni (primo artista della Storia), con lui una crepa, uno scollamento tra traguardo artistico e pubblico diverrà sempre più incolmabile.
Le ultime opere, scritte già in completa sordità stanno a testimoniarlo, esoterici incunaboli per i compositori a venire.

Il tarlo auditivo lo colpisce già in giovane età, causando crisi al limitare del suicidio e intensificando il suo orgoglioso distacco dal mondo, frutto non di banale disprezzo ma dell'umiliazione di non poter godere in modo semplice della compagnia altrui. Solo le passeggiate in campagna gli danno un po' di pace ma col tempo, per comunicare con lui, gli amici dovranno rivolgergli le domande per iscritto, edificando per i posteri i celebri "quaderni di conversazione".

Anche l'amore, cercato fra le blasonate di sangue blu (frequentatrici il suo ambiente abituale), non gli fu propizio: forse per insipienza da parte delle amate, immobili come gazzelle ipnotizzate davanti a quel leone indomabile, o forse per insuperabili pregiudizi sociali, la nobile non potendosi accoppiare col borghese, con l'umile servitore delle sette note.
Ansioso di calore familiare, non trovò di meglio che estorcerlo forzosamente al nipote Karl, orfano di padre, poi indotto addirittura al fortunatamente mancato suicidio dalle soffocanti attenzioni dello zio, in disdicevole competizione con la madre naturale.
Ludwig van Beethoven


Il 7 maggio 1824, a Vienna, Beethoven appare in pubblico per l'ultima volta, per l'audizione della sua celebre "Nona Sinfonia". Il pubblico prorompe in applausi fragorosi. Seduto accanto al direttore d'orchestra, le spalle rivolte al pubblico, il compositore sfoglia la partitura, materialmente inibito a sentire ciò che lui stesso ha partorito. Devono costringerlo a voltarsi perché possa constatare l'immenso successo riportato dalla sua opera.

Il 26 marzo 1827 cede ai mali che lo tormentano da tempo (gotta, reumatismi, cirrosi epatica), alza il pugno al cielo, come vuole una famosa immagine romantica, e muore di idropisia. Il suo funerale è fra i più colossali mai organizzati, l'intera città è attonita.
In un angolo, fra le orazioni funebri di Grillparzer e di eminenti esponenti della politica e della cultura, una figura anonima e meditabonda, avendo eletto il genio di Bonn a suo nume tutelare, osserva la scena: è Franz Schubert. Raggiungerà il nume l'anno dopo, a soli 31 anni, pretendendo di esservi sepolto accanto.




Amata Immortale


« Non è l'attrazione dell'altro sesso che mi attira in lei, no, soltanto lei, tutta la sua persona con tutte le sue qualità hanno incatenato il mio rispetto, i miei sentimenti tutti, la mia sensibilità intera. Quando mi accostai a lei, mi ero formato la ferma decisione di non lasciar germogliare neanche una scintilla d'amore. Ma lei mi ha sopraffatto [...] mi lasci sperare che il suo cuore batterà a lungo per me. Di battere per lei, amata J., questo mio cuore non cesserà se non quando non batterà più del tutto. »
(Lettera di Beethoven a Josephine von Brunswick, 1805)

Sul piano personale, la vita sentimentale di Beethoven ha suscitato una notevole quantità di commenti da parte dei suoi biografi. Il compositore ebbe flebili storie con numerose donne, generalmente sposate, ma non conobbe mai quella felicità coniugale alla quale aspirava e della quale tesserà un apologia nel Fidelio. Nel maggio 1799 Beethoven divenne insegnante di pianoforte di due figlie della contessa Anna von Seeberg, vedova Brunswick, la ventiquattrenne Therese o Thesi e la ventenne Josephine o Pepi, oltre che una cugina di queste, la sedicenne Giulietta Guicciardi (1784–1856), ispiratrice e dedicataria della Sonata per pianoforte n. 14 detta Al Chiar di Luna. Quest'ultima è il primo amore di Beethoven: fidanzata con il conte Robert Wenzel Gallenberg, sposerà quest'ultimo il 30 ottobre 1803 e si stabilirà a Napoli con lui, diventato direttore dei Balletti di Corte. Faranno entrambi ritorno a Vienna nel 1821, dove il conte, oberato dai debiti, litigherà con il musicista, mentre sua moglie lo incontrerà un ultima volta per ricordargli il loro passato e chiedere 500 fiorini in prestito. Anche Josephine von Brunswick (1779–1821), perennemente sorvegliata dalla sorella Therese, ebbe una relazione con il musicista che fu la più duratura: continuò dopo un primo matrimonio con il conte Joseph von Deym, dal quale ebbe tre figli, nel gennaio 1804 e anche al secondo matrimonio, avvenuto nel 1810 con il barone Christoph von Stackelberg, che l'abbandonerà due anni più tardi. Il 9 aprile 1813, con grande scandalo della famiglia, Josephine diede alla luce una bambina, Minona, affidata alla sorella.[22]

Un po' più fugaci furono gli incontri con la contessa Anna Maria von Erdody (1779–1837) rimasta paralizzata a causa della perdita del figlio, che rimase comunque sua intima confidente, vivrà in casa sua per qualche tempo nel 1808 e parteciperà alla ricerca di ricchi mecenati per suo conto (le dedicherà le due Sonate per violoncello n. 4 e 5), la cantante lirica berlinese Amalie Sebald (1787–1846), incontrata a Teplitz tra il 1811 e il 1812, e la contessa Almerie Ersterhazy (1789–1848). Nel 1810, con Thérese Malfatti (1792–1851), ispiratrice della celeberrima bagatella per pianoforte Per Elisa WoO 59, Beethoven progettò un matrimonio che non andrà in porto e che gli provocherà una delusione profonda. Un altro evento importante nella vita sentimentale del musicista fu la scrittura della celeberrima Lettera all'amata immortale, redatta in tre riprese a Teplitz tra il 6 e il 7 luglio 1812. La destinataria resterà forse per sempre un mistero, anche se i nomi di Josephine von Brunswick e soprattutto di Antonia Brentano Birkenstock (1780–1869), sposata al senatore di Francoforte Franz von Brentano, che incontrò Beethoven a Vienna e a Karlsbad tra il 1809 e il 1812, sono quelle più accreditate negli studi biografici dei coniugi Massin[23] e di Maynard Solomon[24].



"Amata Immortale" 1994 diretto da Bernard Rose e basato sulla vita del compositore e pianista tedesco Ludwig van Beethoven.


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